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CARTELLA STAMPA |
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In questa pagina vi riportiamo un articolo che spiega in dettaglio la filosofia che ci ha ispirato nel realizzare il nostro hotel. Troverete anche delle fotografie che potrete scaricare ed un breve elenco di alcune delle riviste che hanno parlato di noi. Per ulteriori informazioni e materiale non esitate a contattarci. Grazie per aver visitato il nostro sito L’HOTEL DELL’AMICO ARTISTA Articolo apparso sulla rivista “SUITE” Agosto 1991 Di Giuliano Simonelli Quali caratteristiche deve avere l'albergo destinato all'uomo d'affari? Si fa strada da qualche tempo la richiesta di uno spazio che sappia segnare un netto stacco da una attività giornaliera spesso oltremodo intensa. Così, mentre l'hotellerie sembra insistere soprattutto su una offerta di servizi legata a ricreare le condizioni per un prolungamento dell'attività stessa di lavoro anche dentro l'albergo, un certo tipo di clientela comincia a prediligere piccoli spazi, luoghi dove poter ritrovare, dopo il lavoro, condizioni di relax ed una dimensione più pacata, quasi "meditativa". Sono condizioni queste che a Milano come negli altri centri internazionali d'affari occorre sapere ricreare. Tra esasperazioni tecnologiche ed eccessi da lavoro full-time l'albergo finisce spesso per smarrire la sua identità e lascia il suo ospite in una condizione di isolamento, limitandosi ad offrire, in uno spazio indistinto, un elevato standard di servizi. Contro questa tendenza apre a Milano, a pochi passi da Piazza del Duomo, l'Hotel Spadari, piccolo albergo d'affari che sceglie "l'esperienza estetica" come proprio segno distintivo e si reinventa come luogo deputato all'arte. L 'idea, tenacemente perseguita da Marida Martegani, proprietaria dello Spadari e da Urbano Pierini, progettista incaricato della ristrutturazione del vecchio stabile, e quella di lavorare con gli artisti, coinvolgendoli direttamente, già in fase di progetto, nella reinvenzione dello spazio alberghiero. Con l'aiuto di Flavio Caroli, curatore dal 1988 della mostra "Una storia milanese", tenutasi alla Rotonda della Besana, viene individuato un gruppo di artisti tra quelli che avevano esposto in quella occasione. Si tratta di Florenzio Corona, Natà, Gaetano Grillo, Sergio Ragalzi, Angioletta Firpo e Klaus Karl Mehrkens. A ciascuno di essi viene chiesto di eseguire una serie di opere capaci di segnare in maniera del tutto personale gli spazi dell'albergo ed in particolare le camere. Dietro questa operazione non vi e alcun intento puramente decorativo, ma piuttosto il prevalere di un criterio rigoroso di selezione affidato alla competenza di un critico d'arte. Giò Pomodoro si incarica invece di eseguire la grande parete-camino (valla pena di ricordare che il camino e perfettamente funzionante) che fa da fondale alla hall e che determina da sola l'organizzazione di tutto lo spazio circostante tanto in termini funzionali, quanto di architettura. E' questo il punto d'approdo prospettico della sequenza di spazi comuni che occupa l'intero piano terreno. Un giardino d'inverno crea una piccola isola, una zona di sosta prima dell'uscita in strada. Varcata la soglia si susseguono le zone di accettazione, la zona di ricevimento, l'area del grande camino in una sequenza ininterrotta mentre, sulla destra, trova spazio l' American Bar. Si tratta di un unico spazio dilatato che, pur nelle dimensioni contenute, soddisfa ampiamente le esigenze di organizzazione delle funzioni pubbliche. L 'hotel costruisce qui la sua diversità riuscendo a ricreare in uno spazio assai raffinato l'atmosfera di un salotto privato. Il camino di Pomodoro contribuisce naturalmente in modo decisivo a ciò. Si trova immerso in una parete realizzata in marmo 26 di Trani, interamente lavorata a mano. Dallo sfondo emerge il grande segno della spirale aurea in Rosso di Verona. "Il mio rapporto con Pomodoro, spiega Urbano Pierini, dura da oltre vent'anni. Insieme abbiamo avuto altre occasioni di lavoro, specialmente in abitazioni private. In questo caso gli avevo chiesto di eseguire la grande parete di fondo della hall con al centro il camino. Lavorare con gli artisti significa spesso accettare le loro necessità. Lui opera sempre con certi rapporti e così sono stato costretto, ad esempio, ad abbassare l'intero contro soffitto della hall per favorire l'inserimento ottimale dell'opera". Seminati nel contesto di uno spazio dominato da questa grande presenza e per il resto reso sobrio dal disegno semplice e rigoroso delle pareti, i mobili e gli oggetti di Ugo La Pietra, presenze leggere ed in qualche modo ironiche: una serie di elementi d'arredo su cui spicca la grande credenza-bar che rimane a disposizione degli ospiti dopo la mezzanotte quando l' American Bar chiude. Altro evidente segno della ricerca di una familiarità tutta ' , domestica", nei modi di ricevere l'ospite. La linea di rigorosa "personalizzazione" dell'hotel e proseguita dunque con il coinvolgimento dell' Arch. La Pietra, cui e stato chiesto di disegnare una collezione di mobili appositamente per l'albergo. Seminati un po’ ovunque, essi diventano il vero segno distintivo e riconoscibile dell'hotel, la chiave d'accesso allo spirito del luogo. Anche in questo caso tra i due progettisti si crea una sorta di complicità nel rimando continuo tra interventi sulle superfici e sugli spazi e "presenze" dell'arredo. "Molta libertà nella scelta dei pezzi collocati nella hall, quasi tutti appartenenti alla collezione di La Pietra per Boffi; più severa la scelta dei pezzi che costituivano l'arredo delle camere dove era necessario ritrovare una più accentuata valenza funzionale dei singoli "elementi". Qui i vari elementi sono stati tutti disegnati per l'occasione a partire dai letti, dai tavoli d'angolo e tavolini per la colazione, alle credenze. Chiude la serie degli interventi d'artista l'affresco delle pareti dell' American Bar realizzato da Valentino Vago. Si tratta anche qui di un piccolo spazio, dilatato tanto dall 'opera pittorica, un lieve paesaggio fantastico, quanto dalle nicchie illuminate che lo contornano, contenenti piccoli oggetti di La Pietra ed allusivamente ordinate in veri e propri disegni d'architettura: il disegno di una piazza monzese, ricordo di un progetto di Pierini, la sagoma del Teatro alla Scala, le case milanesi sui navigli. Sulla sinistra ritroviamo i tavoli per la prima colazione oppure,dopo mezzogiorno, per una colazione di lavoro; sulla destra il bancone. L 'insieme della hall risulta immerso in un azzurro prevalente di sapore austriaco che fa da fondale ideale per i mobili tutti in noce nazionale, in una tonalità molto chiara. Mentre nelle quaranta camere gli stessi legni chiari trovano un più accentuato contrasto con il blu intenso delle pareti. Lontano dall'apparire presenze ingombranti e casuali, le opere d'arte suggeriscono l'atmosfera raffinata e riposante dell'Hotel. Merito anche di Urbano Pierini che ha saputo progettare l'albergo "con gli artisti" disegnando uno spazio per contenere l'arte, dove tutto e curato in ogni dettaglio e dove gli elementi funzionali si fondono indissolubilmente con gli elementi "artistici" consentendo all'ospite di vivere quasi inconsapevolmente un'unica ininterrotta esperienza "estetica". Dietro la veste personalissima l'albergo nasconde poi una attenta valutazione delle migliori condizioni di comfort per l'ospite, da una cura particolare nell'eliminare i rumori del cen- tro milanese con un doppio serramento ad una impiantistica ad elevato standard di dimensio- namento fino a camere di proporzioni nettamente superiori alla norma. L 'hotel e stato ristrutturato grazie alle possibilità offerte dalla legge regionale per i Mondiali mantenendo inalterato il numero di posti letto e riducendo per ciascuno degli otto piani il numero delle camere da otto esistenti fino a sei.
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